difficoltà a trovare personale specializzato in grado di occupare le posizioni vacanti


Roberto Scaramuzza - Linkedin profile

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Il giorno che le Aziende avranno maggiormente chiara l’idea di cosa vogliono, e che per avere quanto cercano c’e’ da pagare il giusto prezzo, forse allora ricerche simili, non avranno piu’ senso di esistere.
A chiaro simbolo di questo stato di cose e della FOLLIA delle Aziende e dei loro responsabili del personale, puo’ essere usato lo spot televisivo di una banca online (clicca qui).

Le Aziende spesso cercano astronauti che siano premi nobel per la chimica, campioni di basket e famose popstar allo stesso momento.
Il tutto naturalmente con un salario entry level ed un contratto atipico e precario.

Io personalmente sono disposto alle assunzioni con questi contratti PROJECT BASED (clicca qui), ovvero con una durata prefissata e legata ad un effettivo progetto.
Ma a tale precarieta‘, deve essere naturalmente correlato una percentuale maggiorata sulla retribuzione: si chiama FATTORE DI RISCHIO.

Il fattore di rischio non e’ solo a carico delle Aziende (assumere una persona non idonea), ma anche a carico del neo assunto che potrebbe ritrovarsi a lavorare in una situazione in cui l’ORGANIZZAZIONE e’ solo una parola che viaggia libera nell’aria (o spesso appesa ai muri con certificati ISO9000).

Il mondo del lavoro (ed anche quello della formazione scolastica) di oggi e’ arrivato ormai ad uno steering point obbligato.
La TUTTOLOGIA, e’ una disciplina mistica che e’ a mio avviso strettamente paragonabile all’ ALCHIMIA.

Nel caso specifico della mia professione, sono entrato spesso in contatto con ricerche di lavoro e/o annunci, in cui si cercavano:

“Esperti di ERP internazionali, con approfondita conoscenza dei flussi aziendali e dei processi, visione a 360 gradi dell’Azienda, conoscenza di almeno 2 o 3 linguaggi di programmazione…..”

Aggiungerei magari: neo laureati, alla prima esperienza di lavoro, disponibili a trasferte interplanetarie, assunzione con partita iva, auto telefono e computer propri ed avanti con la fantasia di chi NON SA DAVVERO COSA CERCA, DI COSA HA REALE NECESSITA’ . LE AZIENDE DOVREBBERO COMINCIARE AD AVERE UN APPROCCIO PROJECT BASED, SCOMPONENDO IN FATTORI (FASI) LA VITA AZIENDALE ASSICURANDOSI RISORSE VALIDE E MANTENENDOLE.

La situazione in Italia e’ aggravata anche da una istruzione assolutamente non adeguata ai tempi, alle necessita’, alla REALTA‘.
Lo studio dell’umanesimo ha fatto dell’Italia un paese, culla del genio e della cultura, un esempio su tutti LEONARDO DA VINCI. Lo studio dell’umanesimo aiuta gli italiani ad essere diversi dai tedeschi, dai giapponesi, dagli americani: riusciamo ad avere estro e fantasia.

Estro e fantasia che di fronte ai problemi inaspettati ti permettono di trovare una soluzione, oppure inventarla. La disciplina ed il metodo ad evitare il ripetersi degli errori già individuati e risolti.

Adoro la MERCEDES, la TOYOTA, i prodotti SIEMENS, SONY, NIKON e quasi tutti i prodotti tedeschi e giapponesi: sono garanzia di qualita’ nel tempo.
Ma durante il mio periodo di permanenza in Germania, ho avuto conferma che i tedeschi, di fronte ad un problema – se qualcuno non ha gia’ schematizzato e proceduralizzato errore e soluzione – spesso VANNO IN BLOCCO, IN FAULT.
Ai tedeschi (idem giapponesi ed americani) serve un input spesso esterno per scavalcare e risolvere qualcosa di nuovo, di inatteso.

Motivo per cui la Germania e’ piena dei cosiddetti “popoli del sud”: mancano di disciplina e coerenza teutonica, ma non del dono del PROBLEM SOLVING.
Da qui lo shopping selvaggio che le Aziende tedesche stanno facendo in Italia: comprano know how e problem solvers…..
Ah, nessuno lo dice, ma le Aziende teutoniche sono oggetto di shopping selvaggio da parte degli USA: tornano ad avere (comprarsi) aziende manifatturiere che hanno abbandonato convinti che l’unico futuro possibile sia quello del terziario.

“Uno bravo sa e capisce” – come avrebbe detto il mio professore di informatica – dove voglio arrivare parlando di scuola e istruzione in Italia: i tempi sono cambiati.
Serve un po meno umanesimo (meno Dante, meno poesie, meno cose poco pratiche) e piu’ lingue straniere e tecnologia.

Personalmente mi piacerebbe sapere che d’ora in poi, la lingua principale nelle scuole italiane sarà l’INGLESE, e secondaria l’italiano.
Se uno ha voglia di approfondire la Divina Commedia (senza nulla togliere ne al sommo poeta, ne a Benigni), puo’ fare una scelta di vita e studiarlo ed approfondirlo al termine della scuola dell’obbligo: libero arbitrio.
Il percorso di studi obbligatorio, dovrebbe formare non PECORE ed AUTOMI (cosi’ come era nel disegno della Gelmini e Berlusconi), bensi’ persone in grado di competere con chi abbiamo attorno: selezione naturale, evoluzione della specie.

Rimando ad un precedente post in merito Ricette per la crescita: investire in capitale umano, PIÙ INGEGNERI E MENO FILOSOFI

Oltre alla tecnologia manifatturiera, lo studio delle lingue dovrebbe essere spinto agli estremi: in fin dei conti l’Italia un paese mediterraneo con mare tutto intorno – come la Spagna – ma al contrario di quest’ultima l’Italia gode di un patrimonio culturale esteso ed unico (artistico, enogastronomico e paesaggistico) che nessun’ altro paese Europeo (e forse mondiale) puo’ vantare. Per cui, adrà sfruttato anche il potenziale turistico del paese, smettendola di fare figure alla Berslusconi al G8 o alla casa bianca con un inglese maccheronico (stile AI NO SPIC INGLISC).

Altor punto a mio personale avviso che rende attuale anche in Italia questo studio, e’ il far west introdotto dalla legge Biagi: una marea di contratti atipici ed il via alle agenzie interinali, lasciando al palo l’unica cosa buona di queste ultime: il job rent.

Personalmente ricordo che quando sono nate in Italia, ADECCO e MANPOWER, le ho accolte con sommo entusiasmo: avrebbero potuto garantire a chi come me, interpreta l’art. 4 della costituzione il lavoro come diritto per chi se lo sa guadagnare e meritare.
Ora le agenzie di lavoro hanno raggiunto numeri SPAVENTOSI: non c’e’ giorno in cui non ne spunti una nuova, che naturalmente in un mercato del lavoro malato come quello italiano, non e’ sinonimo di concorrenza, bensi’ di incremento di agonia.

Queste agenzie non combattono per assumere al loro interno THE BEST OF BREED che offre il mercato, per poi “affittarli” (job rent) alle Aziende clienti, occupandosi poi di cercare altri clienti. NO, utilizzano solo i candidati come merce da vendere al kilo, a bancali.
Ricordo il commento di una agenzia del lavoro che citava testualmente:

“…. ordinano un pallet di ufficio acquisti al mese, li usano li buttano e tornano ad ordinarne un altro, come se per noi fosse cosi’ facile trovare le risorse skillate sul mercato…inoltre spesso le aziende non sanno nemmeno loro quello che vogliono, ci chiedono ricerche assurde di figure quasi mitologiche come il centauro o l’unicorno, per poi non assumere mai nessuno…..”

Questo e’ il mercato del lavoro in Italia oggi, da qualche anno: molti troppi anni.
E non e’ causa dell’ articolo 18, ma sia della gente che delle Aziende.

Le aziende cercano la flessibilita’ ed il disimpegno immediato, ma quando ad esempio hanno di fronte un curriculum come il mio, in cui le esperienze sono molteplici e sempre di crescita professionale, si lamentano che ci sono troppi lavori, troppe esperienze.
Vanno quindi in cerca di un rookie, che pensa solamente al posto fisso per una vita, stare in un Azienda da oggi alla pensione, fare casa, famiglia etc.

Ah…. attenzione Aziende: il periodo di prova è biunivoco.
Anche il dipendente può mettere alla prova l’Azienda, quindi…. attenzione a non tirare troppo la corda!

Cose normali certamente, ma come ha detto qualcuno al governo parlando di posto fisso “MA CHE NOIA!” E la crescita personale dove sta’?
Ah si vero….. gli italiani, non vogliono crescere sulle proprie gambe, con gioie e dolori, ma vogliono farlo da parassiti, non pagando tasse, facendo malattie inesistenti e pretendendo il POSTO PUBBLICO, STATALE.

Non e’ cosi’ che puo’ andare in un mondo che corre sempre di piu’. Ne il metodo giusto e’ quello tedesco, giapponese o americano. Il metodo giusto e’ quello DARWINIANO, con l’evoluzione della specie.

Solo chi e’ capace di adattarsi, assimilando dai suoi competitors le caratteristiche vincenti, avra’ possibilita’ di sopravvivere alla naturale evoluzione.

A mio personale avviso, gli italiani hanno l’adattabilita’ nel DNA: ma dagli “organismi” attualmente dominanti a livello industriale (germania, usa, giappone, korea), vanno presi assimilati e fatti propri i caratteri ereditari vincenti e dominanti (legge di Mendel) per non assitere ad una giusta e meritata ESTINZIONE.

RS

Ecco se c’è il lavoro: quando le aziende faticano a trovare manodopera

“A dispetto della crisi economica globale e della disoccupazione in crescita in molti Paesi, il 34% delle compagnie del mondo lamenta difficoltà a trovare personale specializzato in grado di occupare le posizioni vacanti.

Secondo una ricerca che manpower ha portato avanti in 41 Paesi, la proporzione di aziende che non riesce a trovare lavoratori in grado di soddisfare il profilo ricercato è invariata rispetto al 2011, ed è addirittura aumentata del 4% rispetto al livello riportato nel 2009. Prima che la crisi colpisse, invece, la percentuale era al 41 per cento.

Le mansioni più difficili da trovare sono quelle di elettricisti, idraulici e muratori, seguiti da ingegneri (meccanici, elettronici e civili) e commessi. Mancano all’appello anche tecnici IT, autisti professionisti e impiegati amministrativi.

Dallo studio è emerso che la ragione principale alla base del mancato incontro domanda-offerta di lavoro è la carenza di candidati con le competenze adeguate sul mercato locale.

Il Paese in cui i datori di lavoro hanno maggiore difficoltà a trovare lavoratori che soddisfino i requisiti necessari per le posizioni offerte è il Giappone, con l’80% delle compagnie che lamentano questa situazione. In Italia, la percentuale è scesa nel 2012: quest’anno, infatti, si parla del 14%, contro il 29% del 2011 e il 31% del 2010. Secondo i dati, anche in Grecia, quest’anno, un’impresa su quattro non trova riscontro alle sue necessità di forza lavoro.”

source Linkiesta.it
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