Italia e Singapore, come prepararsi al futuro


Roberto Scaramuzza - Linkedin profile

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Il ruolo di hub per il sud-est asiatico e di entrata in Cina, India e perfino per il Golfo, fanno dell’efficiente citta’-stato una piazza di enorme interesse per le aziende italiane, soprattutto se vogliono superare la crisi. Tutto quel che dovete sapere sulla rimozione della “black list”.

Singapore e’ una realta’ ancora in gran parte sconosciuta agli italiani. Ma sara’ meglio che da ora in poi chi e’ al passo coi tempi, prenda nota.Innanzitutto si tratta di uno degli esempi di pianificazione sociale ed economica piu’ avanzati del pianeta. Ai primissimi posti in decine di classifiche di eccellenza (business, educazione, investimenti per la ricerca, clima favorevole allo sviluppo) la citta’-stato puo’ permettersi di essere efficiente al limite del futuristico perche’ ha un territorio di poche centinaia di chilometri quadrati (714) e una popolazione di poco piu’ di 5 milioni di persone, con un reddito medio pro-capite di circa 40.000 dollari annui (il piu’ alto dell’Asia) a fine 2011. Singapore e’ stata nominata pochi giorni fa la citta’ asiatica “piu’ pronta al futuro” dalla rivista FDI Intelligence del Financial Times (Shanghai e Seoul seconda e terza).Al governo c’e’ una tecnocrazia dura ma non repressiva (mai uso della violenza) che sotto i dettami del vecchio ex leader e vero ispiratore Lee Kuan Yew punta alla pianificazione intelligente, attrae cervelli e competenze da tutto il resto del mondo, retribuisce con stipendi di milioni di dollari gli alti burocrati della nomenklatura, controlla in modo ferreo i media (censura su stampa e Tv, non e’ permesso il satellite). Grazie alla lungimirante visione strategica, Singapore ha da sempre favorito ed attratto gli investimenti esteri diretti. Il governo ha costruito un ambiente di super-efficienza in termini di logistica, infrastrutture e legislazione (trasparenza e snellezza burocratica). C’e’ anche un favorevole regime fiscale e un’elevata protezione della proprietà intellettuale.L’ultimo esempio di lungimiranza funzionale e non ideologica e’ quello del sistema di metropolitana urbana, dove da agosto verra’ offerto uno sconto di 50 centesimi e un bonus di 100 dollari a chi usa i treni prima delle 7:45 di mattina. Un modo pragmatico per alleggerire il traffico nelle ore di punta e il budget di chi utilizza i trasporti pubblici.

In ragione dell’ottima finanza, delle pragmatiche politiche macroeconomiche (soprattuto fiscali e monetarie) e con un stabilità politica invidiabile (il partito di minoranza ha conquistato 1 solo seggio nelle ultime elezioni politiche l’anno scorso, quindi il sistema politico e’ in sostanza una “dittatura soft”), il Paese gode del massimo consenso presso tutti gli organismi finanziari internazionali. Diciamoci pero’ la verita’: il modello di democrazia efficiente di Singapore non potrebbe mai essere esportato da chi volesse replicarlo in altri paesi (governi tecnici?): non funzionerebbe mai in nazioni con popolazioni di decine di milioni di abitanti, dove sarebbe impossibile reprimere il dissenso.

I dati macroeconomici sono ottimi, se paragonati al disastro recessivo dell’Italia e della Ue. Quelli relativi alla disoccupazione vedono un tasso del 2,1% (contro il 2,2% del 2010) mentre l`inflazione è pari al 5,2% (in forte aumento pero’: nel 2010 era al 2,8%).

Secondo i dati di fonte singaporiana comunicati da Massimiliano Sponzilli, responsabile a Singapore dell’Ice, Istituto per il Commercio con l’Estero, l’Italia nel 2011 è stata il 22° paese fornitore di Singapore (quinto dell’Unione Europea, dopo Germania, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito) con un valore di dollari di Singapore 4,48 miliardi (Euro 2,63 miliardi), registrando una crescita del +14,5% rispetto al 2010 (che aveva, invece, visto una contrazione del 3,4% delle nostre vendite).Il 44% delle nostre esportazioni è costituito da macchine industriali. Rilevanti anche le vendite di prodotti italiani per l’edilizia, sanitari, illuminazione, mobili, abbigliamento, calzature e apparecchiature scientifiche. Ha sfiorato il 20% la crescita delle nostre vendite di prodotti chimici, mentre è stato quasi del 30% l’incremento delle vendite di prodotti in pelle, plastica e metallo.”La presenza italiana storica e piu’ importante – dice Sponzilli dell’Ice – e’ di gran lunga ST Microelectronics che, presente dal 1969, occupa circa 7mila addetti (tra i principali datori di lavoro singaporeani dopo il Governo) e sviluppa un fatturato di circa 2 miliardi di dollari Usa (un investimento di oltre 3 milioni di dollari USA). Importanti le attivita’ di Saipem, Perfetti, VanMelle, Ferrero, la Prysmian (ex Pirelli Cavi), Faci, Mapei, Sacmi, Pramac. Non va dimenticata l’attiva rilevanza del gruppo di ricercatori italiani (difficile valutare il “fatturato” da loro creato) ne’ il grande comparto del lusso (mobili, moda, food)”.Recentissima l’importante acquisizione (circa 250 milioni di dollari USA) da parte della Menarini di Firenze del Gruppo Invida, azienda leader della biofarmacia nell’immensa regione dell’Asia-Pacifico. Questo grosso investimento, grazie alla forte presenza e mappatura commerciale della Invida, apre alla Menarini i vasti mercati nell’intera regione del Sud Est Asiatico, dell’Asia Orientale e dell’Oceania.

Da Singapore, parlando con la locale comunita’ di business, si capisce il reale interesse per alcuni settori industriali italiani (in testa design, moda, meccanica) a testimonianza delle potenzialità per le imprese italiane in termini di un più coerente e strutturato approccio al mercato del Sud-Est asiatico e delle regioni contigue.

Ma cosa sarebbe utile per l’Italia, in vista di un miglior rapporto con Singapore? “Innanzitutto che si capisca la doppia efficacia di una interrelazione tra i due paesi”, spiega l’ambasciatore d’Italia a Singapore Anacleto Felicani. “Molte piccole e medie aziende italiane possono essere stimolate dal considerare Singapore come la base di entrata nel vasto e crescente mercato di sbocco del sud est asiatico, con circa 600 milioni di persone di paesi facenti parte dell’ASEAN“, afferma Felicani.

C’e’ poi l’altra faccia della medaglia, e cioe’ che l’Italia sia in grado di suscitare l’interesse dei ricchi fondi sovrani di Singapore, sopratutto Temasek (che ha appena avuto rinnovata la tripla A da Moody’s per l’eccellenza dei suoi investimenti) e GIC (Government Investment Corporation). Temasek ha un patrimonio di 1,3 miliardi di dollari, e ha gia’ investito in Italia tramite una consociata, nel Porto di Genova; potrebbe essere ora interessata a scoprire e investire in piccole e medie eziende italiane.

Non e’ un caso che il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi di Santagata, abbia compiuto un viaggio a Singapore in marzo, portandosi dietro una delegazione ristretta ma molto qualificata di aziende. Tramite l’ambasciata sono stati organizzati incontri con le autorita’ singaporeane e Fincantieri, CMC di Bologna, Todini.

Fondamentale nei rapporti tra Italia e Singapore sara’ la rimozione dalla “black list” in cui il nostro paese, unico nella Ue, ha costretto in questi ultimi anni la citta’-stato del sud-est asiatico. Il mantenimento in questa lista nera – veramente incomprensibile alla luce della rinomata rilevanza di piazza finanziaria globale che Singapore ha acquisito nell’ultimo decennio – ha significato fino ad oggi per gli italiani una serie di impacci, imbarazzi e impedimenti; essenzialmente chiunque aveva a che fare con Singapore aveva il timore di essere tacciato di illegalita’, gioco sporco, evasione fiscale.

La black list in sostanza e’ determinata dal differenziale di tassazione tra i paesi e dal livello di collaborazione nelle indagini e sullo scambio di informazioni finanziarie. E dire che ci sono fior fiore di aziende italiane grandi e medie che fanno affari con Singapore, proprio le imprese dell’Italia laborosiosa, che produce ed esporta prodotti ad alto valore aggiunto, il paese migliore che non si piega alla recessione.

In sostanza dovra’ essere il ministero delle Finanze (lo stesso Monti) a proporre al consiglio dei ministri di rimuovere questo impedimento. “Adesso che l’Italia e’ rappresentata dal governo presieduto da Mario Monti e dal ministro degli esteri Terzi di Santagata – dice l’Ambasciatre d’Italia a Singapore Felicani – siamo nella migliore posizione possibile affinche’ la procedura sia portata a compimento”. E le premesse legislativo-burocratiche ci sono tutte, poiche’ proprio Felicani ha firmato pochi mesi fa un trattato di cooperazione bilaterale tra Roma e Singapore, ‘conditio sine qua non’ per la rimozione della black list (si tratta di un addendum al trattato sulla doppia imposizione). La legge, gia’ approvata dalla Camera e’ ora in commissione Finanze al Senato, per cui se non ci saranno colpi di scena il tutto potrebbe avvenire entro il 2012. Inoltre con l’Unione Europea, Singapore ha avviato una trattativa per un accordo di cooperazione allargata (PCA: Partnership and Cooperation Agreement) che potrebbe essere definito entro prossimi 12 mesi.

E’ probabile che la finanza sara’ uno dei settori nel rapporto Italia-Singapore che si potra’ sviluppare di piu’, alla luce della prossima rimozione del paese dalla black list (anche se membri dello staff di Ambasciata e Ice parlano solo di imprese e aziende ma mai di mercato internazionale dei capitali, un po’ secondo il vecchio cliche’ della diplomazia). Certo per il sistema bancario italiano – alle prese con i problemi dei debiti sovrani Ue e del credit crunch – e’ impossibile competere con le 8 banche globali a cui la citta’-stato sta per dare dignita’ ancor piu’ formale di presenza e di raccolta, tra tutti gli istituti di credito esteri. Secondo la MAS (Monetary Authority of Singapore) l’elite mondiale bancaria accentuera’ ancora di piu’ il suo rapporto e influenza in zona. La lista comprende ANZ, BNP Paribas, Citibank, HSBC, ICICI Bank, Maybank, Standard Chartered e State Bank of India, che dovranno a breve incorporare a Singapore le loro filiali locali e investire in complesso oltre 1,5 miliardi di dollari, e cio’ a maggiore protezione dei depositi retail

La verita’ e’ che le grandi banche italiane sono tutte scappate da Singapore molti anni fa, non in grado di competere con l’agguerrita concorrenza estera dei colossi americani, europei e asiatici. Sono rimaste con una presenza pro-forma e non operativa Unicredit (tramite il fondo Pioneer), Intesa SanPaolo e in modo piu’ strutturato il gruppo UBI Banca, con gli uffici di BDG Singapore che opera nel capital market e wealth management.

In conclusione, Italia e Singapore hanno mille buone motivi per prepararsi al futuro, con benefici da ambo le parti. “Il ruolo di hub per il sud-est asiatico e di gateway per la Cina, per l’India e perfino per il Golfo – afferma un recente ottimo report dell’Ice – fanno di Singapore una piazza privilegiata che merita una riflessione ed attenzione da parte delle imprese italiane, soprattutto in questa epoca di crisi e di ricerca di nuove soluzioni”.

Non secondaria, una peculiarità strutturale delle imprese di Singapore (PMI e frequente gestione familiare) rappresenta altrettante affinità con il sistema italiano che facilita l’approccio e la collaborazione da parte delle nostre aziende.

Sullo sfondo resta il primato universalmente riconosciuto dei tipici “modelli” italiani (design, moda, meccanica fine, lifestyle, food e cultura eno gastronomica) che possono costituire ottimi strumenti per la realizzazione di una presenza italiana più importante e significativa sul mercato di Singapore e nell`intero Sud-Est asiatico.

A neanche due ore di volo dal modernissimo aeroporto di Changi (fate un paragone tra la fila dei taxi a Roma Termini e quella allo scalo di Singapore e vi verra’ voglia di trasferirvi all’istante) ci sono realta’ semisconosciute all’Italia come l’Indonesia, con una popolazione di 240 milioni di abitanti, oppure Vietnam, Malaysia, Cambogia, Thailandia e da quest’anno anche Myanmar (dove persino gli Stati Uniti hanno accreditato tre giorni fa il loro primo ambasciatore). Tutti paesi con tassi di sviluppo che per noi in Italia sono come un miraggio, dove si entra facilmente da Singapore.

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