il NULLA : quello che si trova sul mercato del lavoro rientrando dall’estero.


Roberto Scaramuzza - Linkedin profile

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Cosa hai trovato sul mercato del lavoro una volta tornata in Italia? Nulla

Tutto è iniziato con una lettera al direttore del quotidiano della sua città, Verona.

La storia di Alessia Bottone ha assunto una rilevanza nazionale.

Laureata, 27 anni, 4 lingue, esperienza in 7 Paesi diversi.

Eppure in Italia non trova nulla.

Ha quindi iniziato il blog ‘Da Nord a Sud, parliamone – Sogni a tempo (in)determinato‘ dove ambisce a raccogliere le esperienze di Italiani che Italia non riescono a trovare sbocchi.

Che esperienze di vita hai fatto all’estero?

Ho iniziato come studentessa Erasmus nel settembre 2006.

Facoltà di economia presso l’Universitat Autònoma de Barcelona per 8 mesi.

Poi mi sono trasferita a Dublino nel maggio 2007 dove ho lavorato come cameriera e barista per sei mesi e nel frattempo seguivo corsi intensivi di inglese.

Poi sono tornata nel novembre 2007 poichè mi mancava un esame e dovevo scrivere la tesi di laurea triennale. Mi sono laureata in Marzo 2008 in Scienze politiche relazioni internazionali diritti umani.

Nessun voto eclatante, del resto durante l’università ho sempre lavorato come commessa, barista, mi sono anche aperta una piccola ditta mia di catering che è durata 3 anni.

Poi nell’Aprile 2008 sono partita alla volta di Parigi. Non capivo una sola parola di francese. Ma volevo impararlo a tutti i costi. Lavoravo in un negozio di prodotti tipici italiani. Facevo la salumiera e intanto seguivo corsi di francese serali.

Poi sono tornata il 23 dicembre 2008, ho dato un esame della specialistica (perchè nel frattempo mi ero iscritta alla laurea specialistica a Padova) e sono andata in Costa Rica grazie allo SVE- finanziato dalla Commissione Europea. 4 mesi in una comunità indigena, nella foresta tropicale per stare con i bambini, insegnare l’inglese, promuovere progetti di sviluppo eco- sostenibile e turismo rurale.

Poi tornata nel giugno 2009 ho dato altri esami e sono ripartita.

Questa volta ho lavorato 4 mesi presso il centro di accoglienza per richiedenti asilo nel Canton Jura in Svizzera dove mi sono occupata di insegnare francese ai richiedenti asilo, nonchè di insegnare a leggere e a scrivere, traduzioni, assistenza sociale, promozione di progetti di integrazione e mediazione culturale.

Poi l’anno successivo sono ripartita tre mesi per un tour d’Europa per un progetto culturale-musicale finanziato da Sciences Po Lille e nell’Ottobre 2010 sono scappata a Bruxelles dove ho lavorato come stagista presso una lobby che si occupa di diritti delle donne in Europa. In particolare mi sono occupata di organizzare eventi, ricerca e comparazione di modelli per ciò che concerneva la direttiva “maternità”, donne e salute e donne e violenza, compresa la redazione di position papers da presentare alle Commissioni parlamentari europee.

E dulcis in fundo, ho realizzato il sogno di potermi formare come stagista presso le Nazioni Unite a Ginevra. Mi sono occupata di disarmo e reintegrazione ex combattenti nel post- conflitto. In particolare, ho preso contatti con alcune comunità indigene in Colombia, ho svolto ricerche e ho redatto un report sul conflitto in Colombia e le sparizioni forzate di indigeni e l’appropriazione delle loro terre da parte delle milizie. Alla fine dello stage sono stata invitata a partecipare per sei giorni ad un incontro tra rappresentatanti delle missioni di pace ONU ad Entebbe in Uganda.

Cosa hai poi trovato sul mercato del lavoro italiano?

Nulla. Ho provato a candidarmi per diverse posizioni.

Ho richiamato le agenzie per le quali avevo lavorato tempo prima. Niente, non avevo competenze da loro richieste.

Ho risposto ad annunci pubblicati su siti per la ricerca del lavoro: niente, anche li, nessuna risposta.

Mi sono proposta come impiegata, ottima conoscenza lingua inglese: Mi hanno detto che ero troppo vecchia e che preferivano assumere qualcuno con meno di 25 anni.

Ho fatto diversi colloqui anche nel mio ambito.

Mi sono iscritta alle liste di disoccupazione al centro per l’impiego, mi hanno consigliato di tornare all’estero e non mi hanno mai chiamata se non per propormi uno stage con rimborso spese.

Ho risposto agli annunci delle Ong, mi sono proposta come addetta commercio estero, ma mi hanno detto che la mia laurea non risponde ai requisiti da loro richiesti. Sono riuscita a lavorare come hostess, cameriera, promoter per qualche giornata.

Nulla di più.

Cosa ha fatto nascere l’idea del blog?

Dopo aver scritto una lettera al giornale della mia città che poi è stata pubblicata in prima pagina e dopo aver scritto al Ministro Fornero mi sono resa conto che eravamo davvero tanti a vivere questa situazione e non ero sola.

Io, lo ripeto, a furia di sentirsi chiudere le porte in faccia ci si convince che il problema siamo noi.

Il blog è nato per riunire questi ragazzi, per dare un volto alle loro storie.

Ha ottenuto molto successo perché assomiglia ad una valvola di sfogo, ad un canale dove poter comunicare le proprie speranze.

Accomunati da una completa disillusione rispetto ad una politica che non sono non li rappresenta, ma non li ascolta.

In attesa di risposte e con la valigia in mano, pronti a cercare altrove.

Alcuni mi scrivono persino “mi permetto ancora di avere un sogno nel cassetto, ma mi sento attaccato da chi mi dice che non è tempo per sognare, ma di accettare tutto ciò che viene”.

Allora io vorrei elencarlo questo tutto ciò che viene: stage non retributi, stage con rimborso spese, contratti a progetto che non hanno nessun progetto in realtà ma servono per camuffare un normale lavoro con il vantaggio però di poter pagare molto meno sia di tasse che di retribuzione, aprirsi una partita iva con onero a proprio carico, aprirsi una s.r.l ad un euro (con quali soldi?) lavorare come apprendista fino a 30 anni e poi sperare nel miracolo dell’assunzione.

Perché parliamoci chiaro, il problema è che il lavoro è sovratassato. Non prendiamocela con chi ha un voto di laurea basso, non cerchiamo scuse.

Lancio una provocazione.

Perché l’Università viene a prendermi a casa purchè io mi iscriva ai loro corsi e per quanto riguarda la formazione tecnica non funziona allo stesso modo?

E poi adesso io mi chiedo, c’è questo ritorno alla formazione professionale, a quei lavori che pochi vogliono fare.

Mi spiegate perché allora avete fatto lavorare i migranti, non in regola nei campi della Puglia, in Calabria e li avete lasciati dormire nelle case abbandonate? Vi facevano comodo.

Potevate regolarizzarli, insegnare loro un mestiere, e integrarli socialmente. Eppure non si può dire che non si sapeva. Vedi articolo:http://www.casadivittorio.it/schiavoinpuglia.html

Che testimonianze hai raccolto fino ad ora?

Ho raccolto la testimonianza di Michele che lavora a Los Angeles come legale. Si dice meravigliato di aver trovato lavoro per la sua bravura e non grazie alle conoscenze.

Poi c’è Martina che dice “tre lavori per riuscire a portare a casa uno stipendio e crescere mio figlio. In Italia il vero welfare sono le famiglie, se sei solo, non ce la fai”.

C’è Valentina che due giorni fa ha lasciato l’Italia per trasferirsi in Belgio. Lavorerà come stagista non retribuita nella speranza di poter apprendere qualcosa che possa servirle per una professione futura. Ha 27 anni e lascia suo figlio di un anno a Verona, dalla famiglia.

C’è un’altra Valentina che si definisce una stalker del lavoro ma non vuole assolutamente partire, c’è chi inizia a chiedersi se l’Università stessa non sia un’operazione commerciale e quindi abbandona per dedicarsi ad altro.

C’è chi vorrebbe sposarsi ma all’ennesimo contratto a tempo determinato e mai rinnovato decide che i sogni sono troppo costosi e forse è meglio rinunciarvi.

Cosa vorresti vedere cambiare in Italia?

Cosa vorrei? Vorrei un Italia dove non ci perdessimo in chiacchere ma affrontassimo la situazione reale.

Vorrei una legislazione chiara e definita sullo stage che deve essere retribuito come in altri paesi d’Europa.

Vorrei incentivi per chi resta, non solo borse di studio per partire e formarsi all’estero.

Vorrei investimenti nella ricerca e nello sviluppo.

Vorrei controlli sull’uso dei fondi pubblici.

Vorrei che i partiti si autofinanziassero.

Vorrei commissioni regionali volte a verificare che i nostri soldi non vengano spesi impunemente e che vengano usati per quel famoso welfare di cui ormai ignoriamo l’esistenza.

Vorrei che l’apprendistato volgesse davvero all’assunzione.

Vorrei un minimo salariale garantito per i contratti a progetto.

Vorrei poter tornare a progettare la mia vita, e penso che anche gli altri siano d’accordo.

ITALIANS IN FUGA e DA NORD A SUD PARLIAMONE
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