La pratica ILLEGALE e SCORRETTA del controllo dei dipendenti.


Roberto Scaramuzza - Linkedin profile

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Tavaroli: “Un mercato ai limiti della legalità

È stato al centro dello scandalo Telecom. Adesso fa il consulente ed è un esperto in materia di sicurezza informatica.

L’aspetto dello ‘spionaggio’ delle aziende nei confronti dei dipendenti. Cosa c’è di vero?

“Esistono situazioni grige. Molte aziende applicano la legge e informano correttamente i dipendenti. Di cosa?

Del fatto che il bene (il computer o il telefonino) è di proprietà aziendale, che le password sono criptate, ma che l’azienda potrà accedere nelle modalità previste dalla legge.

Questo, in pratica, significa che tecnicamente, le possibilità di controllo ci sono. E che, in alcuni casi (ad esempio, quando è stato commesso un reato) vengono anche attuate.

Per tutto il resto, i confini tra lecito e illecito sono molto labili. Per esempio, l’azienda, senza commettere un reato, può sapere (attraverso i log di sistema) quando accendo e quando spengo il pc in mia dotazione. Ma potrebbe anche (non è detto che lo faccia… Non lo farà, di certo) sapere a chi ho telefonato col cellulare aziendale o quali siti ho visitato.

Compenetrare in modo trasparente tutte le esigenze e rispettare tutti i diritti, non è sempre facile. Ho visto imprese sbagliare per ignoranza. Pensavano di poter fare certe cose. Non si rendevano conto di violare la legge.

Adesso, con il decreto legislativo 231, le cose sono più chiare e le aziende sanno cosa possono e non possono fare, quali comportamenti devono attuare per evitare la responsabilità.

Io, anche ammaestrato dalle mie esperienze precedenti, quando me lo chiedono, rispondo di no. Dico che non si può fare. Che, oltretutto, è sbagliato, per affrontare un rischio, portarne dentro uno più grande. Ma ci sono sicuramente tante risposte possibili…”.

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