MEGLIO DIPLOMATI CHE LAUREATI. Istat, i diplomati trovano più lavoro dei laureati.


Peggiora la vita di oltre la metà degli italiani. Meno lavoro, meno studenti, più disagi sociali

Per l’Istat l’Italia è un Paese dove i giovani Under 30 hanno più possibilità di trovare lavoro se non passano per l’università
Diminuiscono gli studenti delle università e delle superiori: i dati dell’annuario statistico.

Roberto Scaramuzza - Linkedin profile

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Vuoi trovare un lavoro? Non laurearti. Sembra un paradosso, ma è impietoso il segnale lanciato dall’Istat nel suo annuario nazionale. Almeno per quanto riguarda il primo impiego, chi è passato dall’università incontra più difficoltà di chi è soltanto diplomato. Nel 2011, infatti, il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 29 anni raggiunge per i laureati il 16%, un livello superiore sia a quanto registrato dai diplomati nella stessa fascia d’età (12,6%) sia alla media dei 25-29enni (14,4%).

In realtà, per i laureati la rivincita arriva, ma più tardi. E con l’avanzare dell’età chi è in possesso di un titolo accademico recupera il terreno perso a confronto con i diplomati a causa del ritardo dell’entrata sul mercato.

Quindi se si guarda in generale alla disoccupazione per titolo di studio, per il 2011 si conferma il vantaggio relativo ai laureati, che presentano il tasso di disoccupazione più basso (5,4%, in calo di tre decimi di punto rispetto 2010). Per coloro che si sono fermati al diploma il tasso complessivo è invece al 7,8% (10,4% per la licenza di scuola media inferiore e 11,6% per licenza elementare/senza titolo).

Complessivamente sono oltre un milione i disoccupati under 35. Nel 2011, infatti, si contano 1 milione 128 mila persone in cerca di lavoro tra i 15 e i 34 anni.

Popolazione sempre più anziana. Secondo le stime relative al 2011, la speranza di vita alla nascita migliora sia per gli uomini (79,4) che per le donne (84,5), grazie all’influenza positiva della riduzione dei rischi di morte a tutte le età. Nel contesto internazionale l’Italia si conferma uno dei paesi più longevi: nel 2010, all’interno dell’Unione europea, soltanto la Svezia continua a mantenere migliori condizioni di sopravvivenza maschile (79,6 anni), mentre in Francia e in Spagna le femmine fanno registrare la vita media più elevata (85,3 anni).

Tutti i dati vanno nella stessa direzione per dire che oltre il 50% degli italiani stanno peggio dello scorso anno. La situazione economica di più della metà dei cittadini si è deteriorata. E l’istituto di statistica italiano stende la lista. Aumenta la disoccupazione e la rassegnazione a trovare un posto di lavoro. Calano gli iscritti alle scuole superiori e università. Peggiorano i servizi sanitari e diminuiscono gli studenti che preferiscono cercarsi un lavoro. Insomma, un paese provato.

Scendono drasticamente le risorse economiche rispetto al 2011. Quest’anno la situazione delle famiglie e’ sensibilmente peggiorata rispetto al 2011. Lo rileva l’Annuario statistico dell’Istat, secondo il quale il dato negativo coinvolge tutti gli ambiti territoriali dell’Italia: il Nord passa dal 41,2% al 53,6, il Centro dal 43,4% al 56,2 e il Mezzogiorno dal 47,6% al 58,8. Il giudizio delle famiglie sul livello di adeguatezza delle loro risorse economiche, osserva l’Istituto di via Balbo, ”e’ speculare a quello dell’andamento della situazione economica”.

La mancanza di lavoro così prolungata scoraggia sempre di più la ricerca di un’occupazione. Nel corso del 2011 l’Istat registra un allungamento della durata della disoccupazione, con uno su due in cerca di lavoro da almeno un anno. Dall’Istat, infatti, emerge come l’incidenza della disoccupazione di lunga durata sia arrivata al 51,3% (48% nel 2010). Inoltre si evidenzia una ”zona grigia”, fatta da scoraggiamento e attesa di esiti di passate azioni di ricerca: principali ragioni della mancata ‘caccia’ di un’occupazione, segnalate da circa 1 milione e 800 mila inattivi.

Peggiora la situazione delle donne nel contesto professionale. Il tasso d’inattivita’ per la componente femminile e’ ancora particolarmente elevato, nonostante il calo registrato nel corso del 2011 (48,5% nel 2011 rispetto a 48,9% di un anno prima), specie nel Mezzogiorno, dove poco piu’ di sei donne ogni dieci in eta’ lavorativa non partecipano al mercato del lavoro.

Ci si iscrive meno, non solo all’universita’ ma pure alle superiori. I giovani preferiscono cercare un lavoro. Per il terzo anno consecutivo, secondo l’Istat, a scendere sono soprattutto gli iscritti alle secondarie di secondo grado (-24.145 unità). Se il tasso di scolarita’ si attesta ormai da qualche anno intorno al 100% per elementari e medie, subisce un’ulteriore flessione, dal 92,3% del 2009-2010 al 90%, quello riferito alle superiori.

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